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Telecom non va più nelle torri dell’EUR

TELECOM NON VA PIÙ NELLE TORRI DELL’EUR, ora è UFFICIALE.

ROMA sempre più maltrattata e con un’amministrazione che non ha a cuore l’interesse della Città.

[ho aspettato che la notizia uscisse sui giornali per riprenderla, ma ho aspettato inutilmente]

Torri dell’Eur, Cattaneo (Tim): già espressa la nostra posizione

Ci stringeremo dove siamo

Roma, 18 nov. (askanews) – “Per quanto riguarda le Torri dell’Eur
la scelta è determinata dall’impossibilità di avere gli uffici
entro il 31 dicembre 2017, quindi noi abbiamo già espresso
ufficialmente la nostra posizione. Ci stringeremo dove siamo”.
Parole dell’Ad di Tim, Flavio Cattaneo, a margine di un evento a
Roma, a Tor Bella Monaca.

18-NOV-16 13:11 NNNN
(LZ) ROMA. BERDINI: TIM NON VA IN TORRI EUR? CHIEDETE A CHI C’ERA PRIMA

(DIRE) Roma, 18 nov. – “Tim non va nelle torri dell’Eur?
Chietedetelo ai responsabili che hanno governato la citta’ prima
di noi”. Cosi’, a margine di un convegno, l’assessore
all’Urbanistica del Comune di Roma, Paolo Berdini, ha risposto
a chi gli chiedeva un commento sulle parole dell’Ad di Tim,
Flavio Cattaneo, che oggi ha confermato la scelta della societa’
di non scegliere le torri dell’Eur come sede.
(Zap/ Dire)

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Il gioco delle Torri/2

Dall’articolo de glistatigenerali.com riprendo un passaggio virgolettato delle dichiarazioni di Berdini.

“Prima di concedere il permesso di costruire andava stralciata la convenzione del 2009 – spiega a Gli Stati Generali Paolo Berdini, attuale assessore capitolino all’urbanistica – Era la prima cosa che Marino avrebbe dovuto fare. Annullarla non è stata una decisione politica della giunta Raggi, ma un atto dovuto degli uffici dopo l’indagine della magistratura. Ora, il nostro obiettivo è di lavorare affinchè la città non perda questo investimento di Telecom. Non possiamo rinunciare. Dire che io sono contrario, come è stato fatto su alcuni giornali, è una cosa completamente inventata. E’ stata una vera e propria imboscata.”

Le parole di Berdini e il suo impegno a non rinunciare a un progetto così importante sono una buona notizia, il suo obiettivo è anche il mio e dei tanti che seguono con interesse e preoccupazione questa vicenda. Ma per dargli seguito bisogna individuare intanto dov’è il problema. E il problema mi sa che non sta in quello che non ha fatto Marino.

  • Marino non poteva annullare nessuna convenzione semplicemente perché nel 2009 non fu sottoscritta nessuna convenzione tra proprietà e comune di Roma.
  • Nel 2009 fu presentato un atto “unilaterale” d’obbligo a firma solo del privato (atto Notaio Enrico Parenti n. 46246 del 22/12/2009) e allegato al progetto di Renzo Piano che prevedeva a fronte della realizzazione di residenze il pagamento del contributo straordinario per la valorizzazione (cambio di destinazione a residenziale, incremento di volume, demolizione e ricostruzione) di 24 milioni di euro.
  • Quel permesso di costruire non fu mai rilasciato, quell’atto non ebbe alcun effetto.
  • Il rilascio del nuovo permesso di costruire per il restauro e il risanamento conservativo delle Torri ad uso uffici e la sottoscrizione del nuovo atto d’obbligo sono del 22 dicembre 2015, Marino è decaduto il 31 ottobre 2015. Se ci fosse stato qualcosa da annullare spettava farlo agli uffici che hanno rilasciato il permesso, gli stessi che poi hanno fatto la determina di annullamento. O al Prefetto Tronca.
  • Nella motivazione della determina di annullamento non si fa alcun riferimento all’indagine, ma solo alle ragioni patrimoniali economiche.

L’annullamento di un permesso di costruire non illegittimo dal punto di vista tecnico, dopo sette mesi dal suo rilascio e a lavori in corso, è qualcosa che non si è mai visto e che determina una incertezza che rischia di allontanare dalla città chiunque voglia venire a investire.

Sono d’accordo con Berdini, è stata una vera imboscata ma agli interessi generali della città.

Il gioco delle Torri
(sulla pelle di Roma)

Come riportato dai giornali le Torri dell’EUR non si restaurano più e rischia di saltare il progetto di trasferire lì il quartier generale di TIM. Roma Capitale ha annullato il permesso di costruire rilasciato il 22 dicembre 2015 per il Restauro e il risanamento conservativo delle Torri dell’Eur (ex Ministero delle Finanze) perché invece dei presunti 24 milioni di euro di contributo straordinario la società ha dato solo un milione per la sistemazione di spazi pubblici nel Municipio IX.

I 24 milioni di euro, come scrivono però gli stessi dirigenti del Comune nella determina di annullamento, erano un contributo straordinario connesso al progetto di valorizzazione delle Torri, quello approvato nel 2009 durante l’amministrazione di Alemanno, che prevedeva la demolizione delle Torri e la costruzione di residenze di lusso (leggi in fondo al post). Il progetto autorizzato il 22 dicembre 2015, dopo sei mesi tra preistruttoria e istruttoria degli stessi uffici, è un progetto di Restauro e risanamento conservativo che restituisce le Torri da un punto di vista formale e funzionale alla loro destinazione originale, quella pensata e progettata dall’arch. Ligini, lo stesso che progettò il Velodromo (fatto saltare in aria durante Alemanno).
Tutte le altre verifiche tecniche cui è stato sottoposto il Permesso di costruire da parte di funzionari incaricati ne hanno confermato la totale correttezza e legittimità: è coerente con le previsioni di piano regolatore e con tutte le altre norme e ha ricevuto, nel dicembre 2015, il parere positivo della sovrintendenza capitolina. Non c’è cambio di destinazione d’uso e non c’è incremento di cubatura, si restaura quello che c’era.

La motivazione dell’annullamento quindi non è urbanistica ma solo quella del “mancato” contributo straordinario. Per Roma Capitale sembra che l’interesse pubblico da salvaguardare, o addirittura promuovere, è quello di incassare i 24 milioni di euro anche a costo di demolire e trasformare in residenza le Torri, e non invece il risanamento di una ferita con il restauro di uno degli immobili di pregio architettonico dell’EUR. Senza contare i benefici, economici e non solo, per tutta la città che verrebbero dalla realizzazione del nuovo quartiere generale della più importante azienda di Telecomunicazioni del Paese. Un investimento di circa 120 milioni di euro, quasi 3.500 addetti che tornano a popolare l’Eur e ne rafforzano la vocazione originaria di quartiere per uffici, rimuovendo il degrado che lo attanaglia ormai da anni.

O i 24 milioni di euro con annessa valorizzazione residenziale, quella si speculazione vera, o Beirut! Noi la pensavamo in modo differente e continuiamo a pensare che è il modo giusto. Da anni è anche quello che chiedono i cittadini dell’Eur.
Forse il gioco delle Torri è più grande e anche Telecom, con il nuovo management, sta giocando una sua partita sulla pelle della città. C’è da augurarsi che Telecom non lasci cadere questo progetto (che faccia valere le sue ragioni contro l’annullamento) e Roma non può perdere questa opportunità (che la sindaca dia un segno), è l’ultima grande aziende che ha sede a Roma e che oggi è sparsa in tante sedi, vogliamo perdere anche questa?

Una vicenda cominciata nel Marzo 2016, con preannunci di indagini sui giornali e con l’avvio da parte degli uffici della procedura di verifica in autotutela del Permesso di costruire e conclusasi, per il momento, a fine luglio in questo modo.

Una vicenda sintomatica del triste destino di una Capitale che ha smarrito il senso delle cose che fa, che si sta avvinghiando nella sua stessa crisi, senza il coraggio di fare le cose giuste, soggiogata com’è dal gioco dei poteri di veto di chi fin dall’inizio ha avversato per mero interesse personale questa operazione. Chi viene a investire a Roma in queste condizioni di incertezza? Non è anche così che si impoverisce la città?

Non è un destino inevitabile. C’è una città che vuole essere libera dai poteri di veto, che vuole una città normale, che rivendica valori differenti, che contrasta la demagogia, che sa dire di si invece che no.

Per chi avesse voglia di approfondire di seguito gli estratti dalla determina di annullamento del 29 luglio 2016 e dall’atto d’obbligo del 2009:

Determina
“ di annullare d’ufficio, in via di autotutela, […] il Permesso di costruire n.347 del 22 dicembre 2015 “sussistendo le ragioni di interesse pubblico, in quanto lo stesso Permesso inficia le previsioni del Protocollo di intesa tra MEF e Roma Capitale […] con particolare riferimento alla corresponsione nelle previste tre tranche, del contributo di valorizzazione. Tale contributo, in particolare stimato pari ad euro 24 milioni di euro, è legato alla demolizione dei fabbricati esistenti e ricostruzione del complesso immobiliare in oggetto ed è espressamente previsto dall’Atto d’obbligo assunto dalla Società Alfiere spa […] in data 22 dicembre 2009 […] da destinarsi ad opere per il quartiere Eur e alle infrastrutture afferenti.”

L’Atto d’obbligo del 2009 che prevede il versamento come contributo della valorizzazione immobiliare è quello sottoscritto durante l’Amministrazione Alemanno e legato al progetto di trasformazione delle Torri in residenze secondo il progetto di Renzo Piano, infatti nell’atto si legge, alla pag.3:
– che quindi la società Alfiere spa presentava al Comune di Roma un progetto, redatto dallo studio RPBW – Renzo Piano Building Workshop, che prevedeva la demolizione del complesso edilizio di viale Europa n.242 costituito dalla Torri già del Ministero delle Finanze, e la costruzione di un nuovo edificio di grande qualità architettonica che prevedeva un mix di funzioni, ovvero terziarie direzionali, spazi commerciali e, in prevalenza residenziali […].
e a pag. 7:
– che, a seguito dell’analisi svolta dagli uffici competenti risultano dovuti al Comune gli oneri relativi al costo di costruzione, gli oneri di urbanizzazione primaria sulla quota residenziale, non residenziale commerciale e non residenziale direzionale […] – che per la determinazione del contributo straordinario dovuto dalla comparente […] ha fissato il contributo straordinario totale dovuto nella misura di euro 24 milioni da corrispondere in quattro rate […]

Cosa c’entra tutto questo con il Progetto di restauro e di risanamento conservativo delle Torri che vengono riportate alla loro destinazione originale, uffici? Senza alcun cambio di destinazione d’uso e senza incremento di cubatura?