Intorno e sulla città

 

Giovanni Ferraro, Il libro dei Luoghi, Jaka Book Milano, 2001

“Roma, o il mondo a disposizione. […] In questa glorificazione dell’Impero il tema dello spazio assume un valore straordinario, che sino ad oggi non ha ricevuto forse l’attenzione che meritava. Anche in Aristide il punto di partenza è la relazione tra il potere centrale e l’estensione su cui si diffonde, la solidarietà profonda e l’identificazione tra egemonia ed ecumene. Lo spazio occupato e sorretto dall’imperium romano, che vi si distende e vi aderisce come un mantello, è tutto percorso e unificato da un movimento centripeto potente e inarrestabile, che trascina ogni ricchezza verso la città, «centro dell’ecumene e centro della vostra egemonia», posta al centro di una distesa di acque e di terra «colme di ricchezza sempre a vostra disposizione» (Elogio di Roma, 10-1). Movimento vorticoso e irresistibile delle persone verso la «patria comune [che] non respinge mai nessuno» (Ibidem, 61-2). Ma soprattutto movimento delle cose. Qualunque cosa che abbia valore e utilità si raccoglie quasi naturalmente al suo centro, che è «il mercato di tutti prodotti della terra »(Ibidem, 7). A tal punto che il movimento e la concentrazione delle cose finiscono per sostituire quelli delle persone. A tal punto che, poiché tutto ciò che i diversi luoghi dell’ecumene possono offrire è concentrato al suo centro, diventa ormai inutile spostarsi e superflua la sperimentazione diretta dei luoghi: «Qui affluisce, da ogni parte della terra e del mare, quello che producono le varie stagioni, i singoli luoghi, e fiumi e paludi e industrie di Greci e di Barbari: per vedere tutte queste diverse cose, bisognerebbe viaggiare per tutta la terra, ma basta venire qui nella città. Tutto quello che si produce e si fabbrica nei singoli paesi qui si trova sempre, in quantità superiore ai bisogni. E così numerose qui approdano le navi mercantile in tutte le stagioni, ad ogni mutare di costellazione, cariche di ogni sorta di mercanzie, che la città si può paragonare al grande emporio comune della terra »(Ibidem, 11). Se la città è il riassunto del mondo intero, il suo genere letterario è io mercato. […]


Giovanni Ferraro, Rieducazione alla speranza. Patrick Geddes in India 1914-1924, Jaka Book Milano, 1998 

“L’arte di guardare la città. Questa oscillazione continua tra osservare e ascoltare, tra lo sguardo dell’esterno che prende possesso del suo oggetto e lo sguardo dell’interno che interloquisce con i soggetti, genera lo spessore dello sguardo geddesiano. È l’arte di guardare la città, realizzata nella survey. […] Tutto questo è l’arte di guardare la città: di volta in volta osservazione minuziosa dei luoghi, ma anche preoccupazione per le condizioni concrete di vita, che solo l’esperienza diretta può cogliere, ascolto paziente delle persone  presenti , ma anche sforzo di dare voci  anche a chi, del passato porta ancora il suo contributo silenzioso alla vita della città, e di immaginare anche chi, dal futuro, chiede silenziosamente diritto di parola. […] Metafora insieme ruskiniana e tayloriana del guardare la città, in cui l’alternarsi continuo di osservazione e immaginazione risponde all’alternarsi e all’equilibrio sempre mutevole di rotture e aggiustamenti, di innovazione e conservazione che costituisce il tessuto di ogni processo evolutivo. […] “


Maurizio Vitta, Dell’abitare, Einaudi, Torino, 2008

“Abitare è come venire al mondo, e venire al mondo è già abitare. […] Non è possibile un storia dell’abitare, ma solo una storia dei modi di abitare. […]  Abitare è una realtà, ma può essere colto solo nella raffigurazione della realtà, in una sua figura o, se si preferisce, una sua modellizzazione. Si tratta di una forma, e più precisamente di una forma della vita. […] Così, realizzandosi nella pratica quotidiana dell’abitare, la storia dell’umanità ha disteso sulla superficie del nostro pianeta una pellicola sottile, ma fitta e continua, di artefatti, segni, immagini, spazi organizzati, forme, la cui densità è cresciuta nel tempo fino a sfiorare qua e là la saturazione. Sebbene l’abitare riguardi in un modo o nell’altro ogni forma vivente, è stato l’essere umano a imporlo all’ambiente secondo modalità sistematiche e pervasive, coincidenti con le vicende della cultura e della civiltà, fino a dotarlo di una coerenza e una coesione tali da collocarlo tra le due grandi sfere che secondo un indirizzo del pensiero moderno avvolgono la Terra conferendole un carattere forse unico nell’universo: la biosfera, che definisce lo strato degli organismi viventi, e la noosfera che definisce il reticolo delle conoscenze, dei miti, delle idee, dei linguaggi. “


 

Grazia Pagnotta, Sindaci a Roma, Donzelli, Roma, 2006

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