Periferie di Cosa? Roma e la condizione periferica

La periferia intesa come condizione geografica, punto distante da un centro, non può più essere l´argomento dal quale partire. Il corpo della città fatto di lamiere, baracche, sentieri sterrati, marrane era più semplice da spiegare guardandolo dal centro: ci restituiva una geografia degli opposti, che per questo era di per sé chiara. C´era il fronte della città che avanzava, per frammenti ed eruzioni come ferite che si aprivano nel suolo della campagna romana ancora integra. Così Pasolini poteva invitare il turista o il cittadino borghese a prendere un autobus per spostarsi dal centro verso i margini della città. Oggi il fronte della città si è spezzato, non esiste più come limite fisico esterno che avanza verso la campagna ma l´attraversa dall´interno, evidenziandone un groviglio di frammenti nelle quali essa è esplosa. Il fronte si insinua nelle discontinuità di questa geografia interrotta confondendo i concetti di centro e di periferia. La periferia è allora anche al centro, ad esempio a Roma lungo il Tevere, o negli edifici abbandonati, nei terrains vagues, negli interstizi e in tutti quei luoghi che ci restituiscono la porosità della città e nei quali nuove opportunità e spazi di vita per migranti si possono determinare . La periferia è nella compressione diffusa delle forme dell’abitare determinata da un mercato immobiliare sempre più squilibrato cui corrispondono esperienze di resistenza creativa generalmente assenti nelle rappresentazioni comuni. La periferia è infine iscritta sul corpo dei soggetti che abitano la dimensione urbana, nei termini di una condizione di rischio generalizzato che coinvolge ormai maggioranze tendenziali della società urbana.