I progetti della Legge obiettivo: le ragioni di una verifica “dal basso”

La cattiva strada è frutto del lavoro di un gruppo di ricercatori eterogeneo nella provenienza ma accomunato dalla volontà di esplorare il principale atto di politica territoriale promosso dal Governo Berlusconi, ovvero il programma di opere stradali e ferroviarie varato dalla l. 443/2001, meglio nota come Legge Obiettivo, e successivamente ampliato da provvedimenti ad essa in qualche modo collegati. Ai suoi esordi, la Legge Obiettivo fu accolta con favore da molte amministrazioni e molte componenti politiche; prometteva di risolvere problemi che si trascinavano da anni, realizzando o completando opere considerate strategiche attraverso nuovi iter autorizzativi rapidi, ovvero progetti attuativi al sicuro dall’usuale contenzioso con le imprese realizzatrici. Dove e perché una così allettante prospettiva è scappata di mano? Non si può nascondere che, nello sviluppo della ricerca, l’interesse e la volontà di capire sono stati costantemente intrecciati con l’allarme e la preoccupazione. Sono suffi cienti alcuni brevi riferimenti per comunicare le ragioni di questa inquietudine. Innanzi tutto va sottolineato il grande numero di opere disinvoltamente etichettate come strategiche (il cui numero è variato nel tempo: dalle 88 stimate nel 2001, alle 235 calcolate nel maggio 2005 dall’Uffi cio Studi della Camera). Opere scelte senza alcun criterio riconoscibile se non la pressione di amministrazioni e gruppi lobbistici politicamente “amici”, quando non giustifi cate direttamente dall’esplicito interesse di questo o di quel gestore di infrastrutture.