Il gioco delle Torri/2

Dall’articolo de glistatigenerali.com riprendo un passaggio virgolettato delle dichiarazioni di Berdini.

“Prima di concedere il permesso di costruire andava stralciata la convenzione del 2009 – spiega a Gli Stati Generali Paolo Berdini, attuale assessore capitolino all’urbanistica – Era la prima cosa che Marino avrebbe dovuto fare. Annullarla non è stata una decisione politica della giunta Raggi, ma un atto dovuto degli uffici dopo l’indagine della magistratura. Ora, il nostro obiettivo è di lavorare affinchè la città non perda questo investimento di Telecom. Non possiamo rinunciare. Dire che io sono contrario, come è stato fatto su alcuni giornali, è una cosa completamente inventata. E’ stata una vera e propria imboscata.”

Le parole di Berdini e il suo impegno a non rinunciare a un progetto così importante sono una buona notizia, il suo obiettivo è anche il mio e dei tanti che seguono con interesse e preoccupazione questa vicenda. Ma per dargli seguito bisogna individuare intanto dov’è il problema. E il problema mi sa che non sta in quello che non ha fatto Marino.

  • Marino non poteva annullare nessuna convenzione semplicemente perché nel 2009 non fu sottoscritta nessuna convenzione tra proprietà e comune di Roma.
  • Nel 2009 fu presentato un atto “unilaterale” d’obbligo a firma solo del privato (atto Notaio Enrico Parenti n. 46246 del 22/12/2009) e allegato al progetto di Renzo Piano che prevedeva a fronte della realizzazione di residenze il pagamento del contributo straordinario per la valorizzazione (cambio di destinazione a residenziale, incremento di volume, demolizione e ricostruzione) di 24 milioni di euro.
  • Quel permesso di costruire non fu mai rilasciato, quell’atto non ebbe alcun effetto.
  • Il rilascio del nuovo permesso di costruire per il restauro e il risanamento conservativo delle Torri ad uso uffici e la sottoscrizione del nuovo atto d’obbligo sono del 22 dicembre 2015, Marino è decaduto il 31 ottobre 2015. Se ci fosse stato qualcosa da annullare spettava farlo agli uffici che hanno rilasciato il permesso, gli stessi che poi hanno fatto la determina di annullamento. O al Prefetto Tronca.
  • Nella motivazione della determina di annullamento non si fa alcun riferimento all’indagine, ma solo alle ragioni patrimoniali economiche.

L’annullamento di un permesso di costruire non illegittimo dal punto di vista tecnico, dopo sette mesi dal suo rilascio e a lavori in corso, è qualcosa che non si è mai visto e che determina una incertezza che rischia di allontanare dalla città chiunque voglia venire a investire.

Sono d’accordo con Berdini, è stata una vera imboscata ma agli interessi generali della città.

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