Il passato non passa e il nuovo tarda ad arrivare

Roma non è vero che è una città bloccata, è piuttosto prigioniera dello scontro tra il bisogno del cambiamento e la voglia di conservazione che si perpetua. Non è una città ferma ma una città in tensione dove è in atto uno scontro di coalizioni di interessi come non succedeva da decenni, forse dal dopoguerra, certamente dalla fine degli anni Ottanta. A Roma non è vero che è tutto fermo semmai stanno tentando di fermare tutto, di arrestare ogni possibilità di cambiamento. Dopo la fine del ciclo politico che ha assicurato la stabilità per decenni, per tutto il dopoguerra certamente, un ciclo che si è concluso pochi anni fa, con la scomparsa di Giulio Andreotti (maggio 2013, mentre erano in corso le primarie per il sindaco), con le scosse telluriche che hanno investito il Vaticano alla morte di Giovanni Paolo II e l’elezione di Benedetto XVI, che si è dimesso dopo pochi anni, nel febbraio 2013, sempre quell’anno. Una città con due Papi, un sindaco dimissionato, un processo per Mafia che coinvolge un ceto politico di destra e di sinistra che ha governato negli anni successivi al 2008, fino al 2014 ma che ha come protagonista Carminati, ideologo del modello di gestione della città, di una città fatta a strati dove “il mondo di mezzo” assicura la relazione verso l’alto, con l’elite del potere, e verso il basso, con il popolo e le sue necessità.
Il passato non passa e il nuovo tarda ad arrivare, Roma più che in transizione sembra una città prigioniera delle sue stesse contraddizioni. Ma sono questi i tempi interessanti, quelli in cui si può contribuire a cambiare le cose, tutti noi abbiamo la sensazione di impotenza, che tutto si perpetua e nulla cambia. No, non é così, tutto può essere ancora diverso.

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