Il gioco delle Torri
(sulla pelle di Roma)

Come riportato dai giornali le Torri dell’EUR non si restaurano più e rischia di saltare il progetto di trasferire lì il quartier generale di TIM. Roma Capitale ha annullato il permesso di costruire rilasciato il 22 dicembre 2015 per il Restauro e il risanamento conservativo delle Torri dell’Eur (ex Ministero delle Finanze) perché invece dei presunti 24 milioni di euro di contributo straordinario la società ha dato solo un milione per la sistemazione di spazi pubblici nel Municipio IX.

I 24 milioni di euro, come scrivono però gli stessi dirigenti del Comune nella determina di annullamento, erano un contributo straordinario connesso al progetto di valorizzazione delle Torri, quello approvato nel 2009 durante l’amministrazione di Alemanno, che prevedeva la demolizione delle Torri e la costruzione di residenze di lusso (leggi in fondo al post). Il progetto autorizzato il 22 dicembre 2015, dopo sei mesi tra preistruttoria e istruttoria degli stessi uffici, è un progetto di Restauro e risanamento conservativo che restituisce le Torri da un punto di vista formale e funzionale alla loro destinazione originale, quella pensata e progettata dall’arch. Ligini, lo stesso che progettò il Velodromo (fatto saltare in aria durante Alemanno).
Tutte le altre verifiche tecniche cui è stato sottoposto il Permesso di costruire da parte di funzionari incaricati ne hanno confermato la totale correttezza e legittimità: è coerente con le previsioni di piano regolatore e con tutte le altre norme e ha ricevuto, nel dicembre 2015, il parere positivo della sovrintendenza capitolina. Non c’è cambio di destinazione d’uso e non c’è incremento di cubatura, si restaura quello che c’era.

La motivazione dell’annullamento quindi non è urbanistica ma solo quella del “mancato” contributo straordinario. Per Roma Capitale sembra che l’interesse pubblico da salvaguardare, o addirittura promuovere, è quello di incassare i 24 milioni di euro anche a costo di demolire e trasformare in residenza le Torri, e non invece il risanamento di una ferita con il restauro di uno degli immobili di pregio architettonico dell’EUR. Senza contare i benefici, economici e non solo, per tutta la città che verrebbero dalla realizzazione del nuovo quartiere generale della più importante azienda di Telecomunicazioni del Paese. Un investimento di circa 120 milioni di euro, quasi 3.500 addetti che tornano a popolare l’Eur e ne rafforzano la vocazione originaria di quartiere per uffici, rimuovendo il degrado che lo attanaglia ormai da anni.

O i 24 milioni di euro con annessa valorizzazione residenziale, quella si speculazione vera, o Beirut! Noi la pensavamo in modo differente e continuiamo a pensare che è il modo giusto. Da anni è anche quello che chiedono i cittadini dell’Eur.
Forse il gioco delle Torri è più grande e anche Telecom, con il nuovo management, sta giocando una sua partita sulla pelle della città. C’è da augurarsi che Telecom non lasci cadere questo progetto (che faccia valere le sue ragioni contro l’annullamento) e Roma non può perdere questa opportunità (che la sindaca dia un segno), è l’ultima grande aziende che ha sede a Roma e che oggi è sparsa in tante sedi, vogliamo perdere anche questa?

Una vicenda cominciata nel Marzo 2016, con preannunci di indagini sui giornali e con l’avvio da parte degli uffici della procedura di verifica in autotutela del Permesso di costruire e conclusasi, per il momento, a fine luglio in questo modo.

Una vicenda sintomatica del triste destino di una Capitale che ha smarrito il senso delle cose che fa, che si sta avvinghiando nella sua stessa crisi, senza il coraggio di fare le cose giuste, soggiogata com’è dal gioco dei poteri di veto di chi fin dall’inizio ha avversato per mero interesse personale questa operazione. Chi viene a investire a Roma in queste condizioni di incertezza? Non è anche così che si impoverisce la città?

Non è un destino inevitabile. C’è una città che vuole essere libera dai poteri di veto, che vuole una città normale, che rivendica valori differenti, che contrasta la demagogia, che sa dire di si invece che no.

Per chi avesse voglia di approfondire di seguito gli estratti dalla determina di annullamento del 29 luglio 2016 e dall’atto d’obbligo del 2009:

Determina
“ di annullare d’ufficio, in via di autotutela, […] il Permesso di costruire n.347 del 22 dicembre 2015 “sussistendo le ragioni di interesse pubblico, in quanto lo stesso Permesso inficia le previsioni del Protocollo di intesa tra MEF e Roma Capitale […] con particolare riferimento alla corresponsione nelle previste tre tranche, del contributo di valorizzazione. Tale contributo, in particolare stimato pari ad euro 24 milioni di euro, è legato alla demolizione dei fabbricati esistenti e ricostruzione del complesso immobiliare in oggetto ed è espressamente previsto dall’Atto d’obbligo assunto dalla Società Alfiere spa […] in data 22 dicembre 2009 […] da destinarsi ad opere per il quartiere Eur e alle infrastrutture afferenti.”

L’Atto d’obbligo del 2009 che prevede il versamento come contributo della valorizzazione immobiliare è quello sottoscritto durante l’Amministrazione Alemanno e legato al progetto di trasformazione delle Torri in residenze secondo il progetto di Renzo Piano, infatti nell’atto si legge, alla pag.3:
– che quindi la società Alfiere spa presentava al Comune di Roma un progetto, redatto dallo studio RPBW – Renzo Piano Building Workshop, che prevedeva la demolizione del complesso edilizio di viale Europa n.242 costituito dalla Torri già del Ministero delle Finanze, e la costruzione di un nuovo edificio di grande qualità architettonica che prevedeva un mix di funzioni, ovvero terziarie direzionali, spazi commerciali e, in prevalenza residenziali […].
e a pag. 7:
– che, a seguito dell’analisi svolta dagli uffici competenti risultano dovuti al Comune gli oneri relativi al costo di costruzione, gli oneri di urbanizzazione primaria sulla quota residenziale, non residenziale commerciale e non residenziale direzionale […] – che per la determinazione del contributo straordinario dovuto dalla comparente […] ha fissato il contributo straordinario totale dovuto nella misura di euro 24 milioni da corrispondere in quattro rate […]

Cosa c’entra tutto questo con il Progetto di restauro e di risanamento conservativo delle Torri che vengono riportate alla loro destinazione originale, uffici? Senza alcun cambio di destinazione d’uso e senza incremento di cubatura?

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