Pianta di Giambattista Nolli, Roma, 1748

Le ragioni nuove dell’essere Capitale

Molti sono stati i commenti al postIl passato non passa e il nuovo tarda ad arrivare”, ci ritorno. [mi dispiace, è un pò lungo ma siete stati in tanti]

Frazzoni chiede di indicare idee su come uscire dalla condizione in cui si trova la Città, Scarponi lamenta una scarsa capacità da parte dell’attuale giunta. Carreri segnala invece una stanchezza e una rassegnazione che le cose possano cambiare. Alcuni hanno letto il post come una esortazione all’ottimismo che in alcuni casi è stato salutato positivamente, per altri invece l’ottimismo è considerato fuori luogo perchè non si riscontrano segni di cambiamento. Il pessimismo dell’intelligenza, come scrive Giannitelli, sembra l’esortazione che ricorre per controbilanciare un eccesso di visione positiva che evidentemente trasmetteva il mio Post. Da qui anche il riferimento (Di Bonito) al passato, a stagioni e a protagonisti che hanno segnato la storia della nostra città, e anche la riproposizione di letture datate, come Roma Moderna di Insolera.

Intanto un chiarimento. Nelle mie intenzioni il post non voleva essere banalmente ottimista e la chiosa finale, “tutto può essere diverso”, la si deve leggere come una esortazione alla presa in carico di responsabilità da parte di ognuno di noi per trovare i modi e le modalità con cui far diventare una concreta realtà ciò che oggi ci appare solo come possibilità. Non ottimismo di maniera ma una rieducazione alla fatica del ragionamento e del confronto per coltivare la speranza del cambiamento. E’ nella tensione, nello scontro, tra il bisogno del cambiamento e la voglia di conservazione, che si deve applicare la nostra capacità di agire. E’ il modo con cui si affronta e si scioglie questa tensione che ci deve guidare nei giudizi e nelle valutazioni su quanto accade e soprattuto su quanto sarebbe necessario che accadesse.

1. La prima cosa è dirsi la verità, bisogna pretendere una puntuale e meticolosa operazione verità sulle origini della crisi in cui versa la Capitale, una crisi Capitale che data almeno dagli anni Novanta. Crisi che si è aggravata anche durante il cosiddetto “Modello Roma” perché quel modello ha significato tante iniziative, progetti, interventi ma ha completamente rimosso il problema di fondo, una Capitale che stava perdendo il Paese, l’orgoglio del Paese! Roma non è più la Capitale amministrativa per un insieme di fattori, tra cui il crescente ruolo che le Regioni hanno assunto negli ultimi venti anni. La retorica del federalismo non ci ha fatto diventare una nazione federale ma non è vero che non ha lasciato conseguenze. In Europa oggi sono le aree regionali e le grandi capitali i luoghi del confronto e della competizione con cui si spazializza la nuova ricchezza, materiale e immateriale, che alimenta l’economia del vecchio continente e lo rinnova. Molte Capitali hanno aggiornato il loro modo di essere. Roma no, ha perso nel settore della pubblica amministrazione una fetta importante della sua economia e della sua ricchezza (c’è chi stima una riduzione del 26% negli ultimi venti anni), ma non l’ha sostituito con nulla, in parte con l’arte di arrangiarsi. Roma si sta impoverendo (è già una città povera?) ed è una città sempre più vulnerabile come ci mostrano le tante e crescenti disuguaglianze che spezzano la città. Non fare i conti con la crisi Capitale ha significato trascinarsi nell’illusione che il modello parassitario (ricchezza proveniente dai trasferimenti pubblici) possa continuare e perpetuarsi. Ecco la conservazione che si vuole perpetuare. La mia più grande sorpresa è che proprio la nuova giunta di Grillo riproponga il modello di sempre, chiedendo risorse allo Stato come la Roma di Carraro, e di molti altri.

2. Ridefinire le ragioni nuove dell’essere Capitale. Bloccare, come sembra fare l’attuale giunta, ogni possibilità di cambiamento significa rinviare ancora la sfida di costruire una nuova ragione dell’essere Capitale, significa non applicarsi su come ridefinire il suo essere città del mondo e non solo città capitale d’Italia. Roma è la Capitale d’Italia dal 1871, poco meno di 150 anni. Parigi, Londra, Madrid solo per citarne alcune sono Capitali dei rispettivi Stati da diversi secoli e in alcuni casi da più di un millennio. Roma come capitale d’Italia è giovane ed è ancora impegnata ad imparare a come esserlo, Roma antica ha rappresentato la nascita del mondo nuovo, ha dato leggi, regole, infrastrutture, mercati, modi e stili di vita estesi al mondo allora conosciuto- Roma significa ancora tutto questo e i visitatori della città, quelli più avvertiti, vengono proprio a cercare i luoghi in cui si fece il mondo nuovo, quello che è all’origine del nostro. Roma di oggi, è ancora questa duplicità: essere nel mondo ed essere il mondo. Per uscire dal debito, dalla mancanza di investimenti per rimettere a posto le strade, per evitare che le scuole restino al freddo, per far tornare a circolare gli autobus e a far funzionare la metro ecc… non c’è altra soluzione che aprire la città al mondo. Tutto il resto sarà economia di sussistenza, compresa la retorica dei Beni Comuni, altro che decrescita felice o infelice, si chiama povertà.

L’impegno che dobbiamo pretendere dalla classe dirigente di questa città è di far passare il passato e di dare spazio al nuovo, liberare Roma dalle sue stesse contraddizioni. Ecco perchè questi sono tempi interessanti, perché risulta più evidente chi è per la conservazione e chi invece vuole contribuire a cambiare le cose.
No, tutto può essere ancora diverso. Roma può essere molto di più che continuare a illudersi di “campare” ancora da Capitale amministrativa del Paese. Un’illusione che ha solo un esito: l’impoverimento di molti e l’arricchimento di pochi.

foto di Flickr:smemon, cc-by 2.0

Piano di assetto dell’area archeologica del Colosseo

Stesura dello studio per la definizione del Piano di Assetto dell’Area Archeologica Monumentale del Colosseo (di seguito “Masterplan”) per la riorganizzazione delle attrezzature, degli accessi, dei flussi allo scopo di migliorare la fruizione-conoscenza dei monumenti, dei siti di interesse archeologico e assicurare la qualità architettonica dell’area, nonché per la definizione di linee guida anche per lo svolgimento di concorsi di progettazione su singoli interventi e ambiti dell’area.

GRUPPO DI RICERCA

Giovanni Caudo, Giovanni Longobardi (Università degli Studi Roma Tre)

PROGRAMMA

Il Piano di Assetto si articola in:

continua...
  1. Analisi dello stato di fatto e dei programmi in corso
    1. mappa delle sistemazioni dell’area archeologica monumentale nel suo complesso e del Colosseo in particolare;
    2. mappa dei flussi dei differenti utenti, sintesi dell’attuale modello gestionale degli spazi interni, esterni e di soglia dell’area del Colosseo;
    3. integrazione dello stato di fatto con i programmi e gli interventi già approvati o in avanzato stato di definizione;
    4. restituzione quantitativa e interpretazione anche comparata con altri siti dei principali dati relativi ai flussi, ai visitatoti agli impatti economici diretti e indiretti;
    5. la progettualità stratificata, le proposte di sistemazione architettonica dell’area;
    6. suggerimenti e interventi dallo schema di assetto preliminare dell’area archeologica monumentale redatto dalla commissione comunale del 2004-2006 e successivi aggiornamenti.
  2. Sintesi delle criticità, degli obiettivi e definizione delle priorità di intervento
    1. mappe delle criticità e dei malfunzionamenti dell’area archeologica monumentale;
    2. gli obiettivi: qualità degli spazi urbani, compresenza tra quotidiano e rapporto con la memoria, qualità dell’esperienza conoscitiva dei monumenti, la prossimità urbana;
    3. schema di insieme degli interventi, le priorità e la programmazione temporale.
  3. Gli interventi del Piano di Assetto
    1. piano di insieme con l’articolazione funzionale degli spazi urbani, le qualità intrinseche e le linee di indirizzo per la progettazione attuativa (a titolo meramente semplificativo: la piazza del Colosseo, l’anello esterno al monumento, gli accessi, la sistemazione dei servizi e delle attrezzature per la gestione dei flussi);
    2. schede progetto attuative dei singoli interventi con l’esplicitazione delle linee di indirizzo riferite agli ambiti di cui sopra e comunque concordate con la committenza.
  4. Relazione ed eventuali norme di dettaglio ai fini attuativi

ATTIVITA’

PRODOTTI

Roma Resiliente

Programma 100 Resilient Cities. Promosso dalla Fondazione Rockefeller – che ha stanziato 1 milione di dollari per ognuna delle 33 città selezionate nella prima fase, tra cui Roma – per la costruzione di una strategia per la resilienza urbana, intesa come “la capacità di individui, formazioni sociali, attività economiche ed istituzioni che fanno parte di una città di sopravvivere, adattarsi e prosperare nonostante gli stress cronici e gli shock acuti di cui fanno esperienza”.

Nel dibattito, europeo e internazionale, si discute sempre più sulla necessità di rendere le nostre città “resilienti”. Per resilienza si intende l’insieme delle caratteristiche che rendono le città capaci di adattarsi ad agenti esterni più o meno prevedibili (tsunami, terremoti, alluvioni, per citarne alcuni) e, attraverso una pianificazione strategica anche dello sviluppo urbano, di affrontare con efficacia gli eventi calamitosi, di superarli e di uscirne trasformata o addirittura rafforzata.
Negli ultimi anni il tentativo più praticato dinanzi ai problemi di Roma è stata la rimozione e il guardare altrove. Molte delle ragioni della crisi che la città sta attraversando nascono da questa rimozione. Guardare al presente e ancor più al futuro della città richiede invece un confronto concreto, reale e senza infingimenti e tanto meno ipocrisie con la realtà urbana che i cittadini vivono quotidianamente. Avvicinare l’azione pubblica ai desideri e bisogni di chi vive la città è una operazione non più rinviabile. Serve una mappatura, quasi olistica, dei problemi che attanagliano la città e serve un cambiamento profondo dei modi di rappresentarli e di affrontarli. Roma Resiliente costituisce il tentativo concreto di andare in questa direzione, di parlare del futuro della città a partire dalla rappresentazione delle sue condizioni, delle opportunità che si possono cogliere e delle risorse che possono essere messe in campo per fondare le scelte delle politiche urbane.

Scarica il documento sulla Valutazione Preliminare di Resilienza.

Roma20-25

Roma 20-25. Nuovi cicli di vita per la metropoli. Partnership tra Roma Capitale, BNP Paribas e 24 università del mondo, che hanno collaborato attraverso Workshop svoltisi tra gennaio e giugno del 2015 alla costruzione di scenari di progettazione per l’area metropolitana di Roma. Iniziativa conclusa con la Mostra Roma 20-25. Nuovi cicli di vita delle metropoli, presso il MAXXI dal 19 dicembre 2015 al 17 Gennaio 2016.

ROMA 20-25 ha visto il coinvolgimento di 24 Università, 12 italiane e altrettante internazionali, per produrre letture, visioni e progetti per la Roma metropolitana, con un orizzonte al 2025, anno del prossimo Giubileo. L’idea è nata in occasione del riallestimento della storica mostra “Roma Interrotta”, entrata nella collezione del MAXXI Architettura, e ha preso in considerazione l’estesa area metropolitana di Roma, in questo caso ripartita secondo una griglia ideale, il cui centro è la pianta rettangolare del Palatino. I 24 tasselli così individuati sono stati oggetto dell’analisi e della ricerca dei laboratori universitari invitati a indagare l’odierna realtà urbana e a immaginare le trasformazioni e i potenziali sviluppi futuri.

ROMA 20-25 si è avvalsa di un Comitato Scientifico di cui facevano parte Giovanni Caudo, già Assessore alla Trasformazione Urbana di Roma Capitale, Pippo Ciorra, Senior Curator MAXXI Architettura, Vittoria Crisostomi, Direttore Pianificazione Generale del Dipartimento Programmazione e Attuazione Urbanistica, Roma Capitale, Cesare Ferrero, Country Manager, BNP Paribas Real Estate, Francesco Garofalo Università G. D’Annunzio di Chieti-Pescara, Margherita Guccione Direttore MAXXI Architettura e Piero Ostilio Rossi, Professore Università la Sapienza di Roma.

rassegna stampa

Conferenze Municipali

Le conferenze urbanistiche municipali sono state uno strumento ideato e messo in atto per costruire un rapporto diretto tra i cittadini e il territorio che abitano quotidianamente. Più precisamente sono state il mezzo per raccogliere le idee, le proposte e i desideri degli abitanti di Roma. Ne sono state organizzate una per ogni municipio, e in ognuno si sono tenuti almeno quattro incontri per un totale di circa 60 incontri e quasi 2.000 persone coinvolte e 1.377 proposte progettuali presentate dai cittadini. Ogni municipio ha prodotto una Carta dei Valori, dove le risorse del municipio incontravano le progettualità espresse a livello locale e costruivano una indicazione per lo sviluppo di quel Municipio. Era il primo atto dell’avvio di un percorso che partendo dal territorio si doveva concludere nel 2018 con una indicazione precisa di un nuovo scenario urbanistico per la città di Roma nella sua articolazione più prossima ai cittadini. Un viaggio dentro la città per ricostruire la fiducia tra cittadini e amministrazione, e per sanare alcune delle ferite rimaste aperte nel corso della redazione del piano regolatore del 2008.

link alla pagina Conferenza Urbanistica Cittadina sul sito di Roma Capitale