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Piano di assetto dell’area archeologica del Colosseo

Stesura dello studio per la definizione del Piano di Assetto dell’Area Archeologica Monumentale del Colosseo (di seguito “Masterplan”) per la riorganizzazione delle attrezzature, degli accessi, dei flussi allo scopo di migliorare la fruizione-conoscenza dei monumenti, dei siti di interesse archeologico e assicurare la qualità architettonica dell’area, nonché per la definizione di linee guida anche per lo svolgimento di concorsi di progettazione su singoli interventi e ambiti dell’area.

GRUPPO DI RICERCA

Giovanni Caudo, Giovanni Longobardi (Università degli Studi Roma Tre)

PROGRAMMA

Il Piano di Assetto si articola in:

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  1. Analisi dello stato di fatto e dei programmi in corso
    1. mappa delle sistemazioni dell’area archeologica monumentale nel suo complesso e del Colosseo in particolare;
    2. mappa dei flussi dei differenti utenti, sintesi dell’attuale modello gestionale degli spazi interni, esterni e di soglia dell’area del Colosseo;
    3. integrazione dello stato di fatto con i programmi e gli interventi già approvati o in avanzato stato di definizione;
    4. restituzione quantitativa e interpretazione anche comparata con altri siti dei principali dati relativi ai flussi, ai visitatoti agli impatti economici diretti e indiretti;
    5. la progettualità stratificata, le proposte di sistemazione architettonica dell’area;
    6. suggerimenti e interventi dallo schema di assetto preliminare dell’area archeologica monumentale redatto dalla commissione comunale del 2004-2006 e successivi aggiornamenti.
  2. Sintesi delle criticità, degli obiettivi e definizione delle priorità di intervento
    1. mappe delle criticità e dei malfunzionamenti dell’area archeologica monumentale;
    2. gli obiettivi: qualità degli spazi urbani, compresenza tra quotidiano e rapporto con la memoria, qualità dell’esperienza conoscitiva dei monumenti, la prossimità urbana;
    3. schema di insieme degli interventi, le priorità e la programmazione temporale.
  3. Gli interventi del Piano di Assetto
    1. piano di insieme con l’articolazione funzionale degli spazi urbani, le qualità intrinseche e le linee di indirizzo per la progettazione attuativa (a titolo meramente semplificativo: la piazza del Colosseo, l’anello esterno al monumento, gli accessi, la sistemazione dei servizi e delle attrezzature per la gestione dei flussi);
    2. schede progetto attuative dei singoli interventi con l’esplicitazione delle linee di indirizzo riferite agli ambiti di cui sopra e comunque concordate con la committenza.
  4. Relazione ed eventuali norme di dettaglio ai fini attuativi

ATTIVITA’

PRODOTTI

Cinquant’anni di standard urbanistici (1968 – 2018)

Nel 2018 ricorrerà il cinquantesimo anniversario dell’emanazione del Decreto sugli standard urbanistici (d.l. 1444/1968). Si tratta di un’occasione importante per tornare a riflettere da un lato sul ruolo che questo provvedimento ha avuto nella costruzione della città e dei territori italiani e nella configurazione dei saperi che se ne occupano, dall’altro sull’urgenza di un ripensamento di strumenti, processi e azioni attraverso cui oggi si producono gli spazi “a standard”, servizi e dotazioni urbane a valenza pubblica e di interesse collettivo.

GRUPPO DI RICERCA

Giovanni Caudo, Mauro Baioni, Nicola Vazzoler (Università degli Studi Roma Tre)
Stefano Munarin, Maria Chiara Tosi (IUAV)
Cristina Renzoni, Paola Savoldi (Politecnico di Milano)

PROGRAMMA

Proponiamo di strutturare la riflessione intorno a tre piani di indagine che ci consentiranno alcuni affondi tematici intorno a temi specifici e complementari.

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  • Il primo (radici) ha a che fare con l’elaborazione del decreto nel corso degli anni sessanta, che ci pare interessante rileggere come momento centrale nella riflessione sul welfare urbano e sul disegno della città da parte della cultura urbanistica italiana del secondo dopoguerra, indagando pratiche e discorsi che entrano nella sua elaborazione e che ne determinano enunciati e ruoli. Radici culturali, modelli di riferimento e collaborazioni interdisciplinari restituiscono un ampio background di manuali (espliciti e impliciti), esperienze progettuali e di pianificazione, domande emergenti da parte di una società civile in profonda mutazione alla ricerca delle dimensioni fisiche del benessere collettivo e nella democratizzazione della società e dello spazio urbano (Caudo 2015 b, Renzoni 2012; Renzoni 2014). Tra gli esiti di questo primo piano di lavoro segnaliamo l’identificazione di alcune periodizzazioni che possono fornire una cornice diacronica di riferimento comune per individuare nodi critici, pratiche specifiche e tratti di discontinuità rispetto alla concettualizzazione e alla interpretazione concreta del decreto e delle relative disposizioni di legge.
  • Il secondo (bilanci/atlanti) riguarda la necessità di comporre un quadro aggiornato per rendere conto del ruolo che la norma sugli standard urbanistici ha avuto concretamente nella costruzione e trasformazione delle città e dei territori italiani in differenti stagioni. Può così maturare uno sguardo comparativo che, a partire dalla osservazione e dallo studio di alcuni casi paradigmatici (Bricocoli, Savoldi 2010), si muoverà a differenti scale e in differenti contesti e permetterà di approfondire e ridiscutere, secondo il nostro tema di indagine, alcune coppie oppositive consolidate nella discussione sulla città contemporanea in merito al ruolo di servizi e attrezzature, alla loro produzione e trasformazione (pubblico/privato; nord/sud; centro/periferia; aree metropolitane/ambiti della dispersione insediativa; suoli/servizi). Tra gli esiti possibili di questo secondo piano di lavoro segnaliamo la costruzione di atlanti selettivi a partire dalla comparazione di casi in contesti insediativi differenti, su base regionale e internazionale.
  • Il terzo piano di indagine (prospettive) contempla un’interpretazione critica del presente e l’esplorazione di alcune ipotesi in chiave riformista rispetto al prossimo futuro. Prefiguriamo infatti, auspicandone l’avvio, una quarta stagione che abbiamo al momento nominato con l’immagine di una transizione, da standard a welfare, che apra il sentiero della ricerca sperimentale verso due direzioni: rafforzare e rendere più diffusamente possibile nella città contemporanea occidentale nuove dimensioni concrete del benessere individuale e collettivo, favorire e rendere concreta la prospettiva della trasformazione fisica della città esistente costruendo nuove forme di patrimonializzazione pubblica. Sia nel caso del benessere che in quello della patrimonializzazione si dovrà prestare attenzione a quali possano essere i dispositivi – non solo quantitativi, non solo top-down e non solo bottom-up, non solo dati nel e dal pubblico – attraverso cui garantire i diritti di cittadinanza e la costruzione della città pubblica del XXI secolo.

Proponiamo alcune parole chiave intorno a cui strutturare alcuni affondi tematici su cui confrontare ipotesi interpretative e proposte.

  • Suoli/strumenti – si propone di osservare il ruolo dell’applicazione del decreto sugli standard nella formazione di un patrimonio di suoli e manufatti pubblici con cui perseguire un disegno qualitativo dello spazio urbano fondato sulla coincidenza tra demanio di aree e erogazione dei servizi; un ambiguità oggi insostenibile il cui superamento costituisce uno dei nodi centrali nella prospettiva della riforma degli standard (Caudo 2015 a).
  • Stock/patrimoni – si propone di osservare le eredità degli standard in differenti contesti insediativi: un campionario di casi attraverso cui mettere in tensione una scala intermedia, spesso sottovalutata, che focalizzi l’attenzione sulla disponibilità di beni immobili di proprietà pubblica quale capitale decisivo per pensare a progetti e interventi capaci di innovare e irrobustire la rete degli spazi del welfare (Munarin, Tosi, Renzoni, Pace 2011; Gaeta, Savoldi 2013).
  • Ricapitalizzazioni/multifunzionalità – si propone di osservare l’emergere di strategie di appropriazione di spazi “altri” rispetto a quelli tradizionalmente riconducibili agli standard urbanistici (ritagli di spazi aperti, lo spazio della soglia delle attrezzature collettive, ampi spazi aperti dallo statuto incerto: argini fluviali, …), che contribuiscono ad aumentarne le prestazioni in quanto svolgono un importante ruolo di connessione, potenziamento, apertura e moltiplicazione funzionale. Ciò porta ad incrociare la definizione degli standard urbanistici con le principali questioni che la città contemporanea oggi pone: accessibilità, fragilità ambientale, equità sociale.

ATTIVITA’

PRODOTTI

Territori post-metropolitani come forme urbane emergenti: le sfide della sostenibilità, abitabilità e governabilità

Ricerca di interesse nazionale (PRIN) coordinata da Alessandro Balducci avviata nel 2013 e conclusa nel 2016.

sito web della ricerca: www.postmetropoli.it

In molti Paesi occidentali, e soprattutto nei grandi agglomerati urbani, sono da tempo in corso processi di urbanizzazione a scala sovralocale, legati ai processi di riorganizzazione del capitale globale, alla finanziarizzazione della città, allo sviluppo diseguale (Harvey, 2006), e comunque agli effetti di riorganizzazione spaziale (Soja, 2011); realizzando il passaggio da città a metropoli a “post-metropoli”. Il contesto italiano non è estraneo a questa evoluzione della città e dell’urbano, condifferenziazioni anche notevoli tra le diverse situazioni territoriali. In questo panorama, la realtà romana costituisce una specificità per la sua storia, i caratteri socio-economici e territoriali, il ruolo di capitale. Se il dibattito disciplinare ha inseguito per molti anni, in maniera riduttiva, l’idea di “area metropolitana”, con politiche che hanno prodotto una “modernizzazione senza modernità”, oggi Roma è di fatto una città-regione, con un’interazione forte con un vasto territorio circostante, comprendente le Regioni confinanti. Si tratta di una “regione urbana” (Soja, 2011) con caratteristiche specifiche, dove l’abitare e i territori si stanno completamente riorganizzando su raggi ampi e inusuali (anche Roma-Napoli), secondo relazioni non di sola dipendenza e che richiedono politiche innovative. Oltre all’organizzazione spaziale dell’insediamento, delle relazioni territoriali e dei flussi, è cambiata anche la concezione stessa dell’urbano (Nancy, 2002, AA. VV., 2009, 2010; Bonomi, Abruzzese, 2004), determinando forme innovative dell’abitare, inteso come organizzazione della vita quotidiana nello spazio e nel tempo (nel suo spessore di significati), e non solo come problema della casa. In questo la ricerca intende dare risposte ai temi posti da Horizon 2020 (“Sfide della società”) soprattutto in merito alla società inclusiva e innovativa. Il sistema delle relazioni sociali e della coesione si allenta, prevalgono la delocalizzazione e la separazione funzionale nel tempo e nello spazio delle attività di vita, cambiano l’organizzazione spaziale della città e le modalità di percepire l’urbano da parte degli abitanti. Cambiano quindi le condizioni dell’abitare, ma anche le modalità di concepire e percepire l’urbano (le rappresentazioni, le “figure territoriali”, ecc.). In questi “territori abitati”, però, si riconoscono tendenze e controtendenze in atto: accanto al rischio di una banalizzazione dell’abitare, si possono cogliere processi di appropriazione degli spazi di vita, di significazione di luoghi altrimenti non connotati o rilevanti, di territorializzazione, così come iniziative innovative di economie alternative o gli sforzi di alcuni soggetti di fare rete e riorganizzarsi sui territori in maniera più adeguata alle nuove esigenze. D’altro canto, le politiche pubbliche appaiono inadeguate, spesso anche legate ad una logica centro-periferia che interpreta questi territori come degradati e funzionali alla città centrale.
La ricerca, all’interno della cornice di riferimento del gruppo nazionale, si propone di indagare questi processi e di interpretare i cambiamenti in atto, valutandone gli effetti sulle condizioni dell’abitare, sviluppando una critica dei processi di modernizzazione e ragionando sull’innovazione delle politiche. Trasformazioni spaziali che si intrecciano con la dimensione temporale: in questi dieci anni del nuovo secolo il contesto territoriale romano ha subito profonde trasformazioni che non sono state ancora oggetto di indagini specifiche. La ricerca intende sviluppare un approccio interdisciplinare e che integri una lettura dei processi nel loro complesso con una lettura “dall’interno” che permetta di cogliere ed interpretare i fenomeni nel loro costituirsi concretamente nelle pratiche di vita e nelle forme dell’abitare; cogliendo le progettualità latenti e dando una rappresentazione più adeguata dei fenomeni emergenti e dell’idea di urbano che vi soggiace, anche attraverso una loro diversa “narrazione”.

GRUPPO DI RICERCA (dell’­unità di Roma)

www.postmetropoli.it/universita-di-roma-la-sapienza

PROGRAMMA

L’unità di ricerca di Roma intende studiare come i processi di urbanizzazione regionale multi scalare si declinano nel contesto romano, evidenziandone specificità e potenzialità, nel quadro di riferimento del coordinamento nazionale. L’attività si svolgerà a due livelli: di ricostruzione dei cambiamenti territoriali e dei processi socio-economici complessivi in atto e di approfondimento dei fenomeni in specifici contesti territoriali, considerati significativi ed emblematici; con una particolare attenzione al tema dell’abitare, affrontando da questo specifico punto di vista la terza priorità di Horizon2020, quella delle “Sfide della società” e in particolare la problematica inerente alla “società inclusiva, innovativa e sicura”.

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Nell’ambito di questo obiettivo di ricerca, l’unità di ricerca di Roma intende studiare, oltre agli aspetti di riorganizzazione spaziale dell’insediamento, delle relazioni urbane e dei flussi, anche e soprattutto l’evoluzione dell’urbano stesso (di ciò che viene considerato, percepito e vissuto come urbano) e le forme dell’abitare. Il tema dell’abitare è qui inteso non soltanto come tema della casa, quanto piuttosto delle condizioni di organizzazione della vita quotidiana nello spazio e nel tempo. Rispetto alle posizioni di Horizon 2020 (come illustrato al punto 8.2), per abitare si intende qui l’insieme delle relazioni che gli abitanti intrecciano con il territorio a partire dalla loro quotidiana organizzazione temporale e spaziale, e creare le condizioni per una società inclusiva e innovativa significa pensare a politiche integrate che guardano al complesso delle condizioni dell’abitare (gli itinerari nel quotidiano, la riorganizzazione e l’articolazione dei servizi, un rapporto significativo coi luoghi, la ricostruzione di un tessuto sociale, le opportunità dell’urbano, ecc., oltre la questione della casa). L’obiettivo finale è quello di interpretare criticamente e più adeguatamente i processi di “modernizzazione senza modernità” che leggiamo a Roma e nei territori coinvolti, contribuendo all’innovazione delle politiche rispetto alle nuove questioni urbane che si pongono.

Territori/geografie del post-metropolitano e il tema dell’­abitare

Nel contesto romano, la categoria di “area metropolitana” si è rivelata inadeguata, sia per la scala e il carattere dei fenomeni che interessano il territorio, sia per l’evoluzione stessa dell’urbano. Si tratta di fenomeni che interessano una regione urbana che coinvolge vaste aree della Provincia di Roma, delle Province confinanti, ma anche delle Regioni contermini, fino a svilupparsi nella relazione tra le città di Roma e Napoli. I processi che caratterizzano questi territori non si risolvono al loro interno; le dinamiche presenti sono espressione di processi socio-economici e di assetto territoriale di portata sovraregionale, determinati dai grandi cambiamenti sociali ed economici in atto (riorganizzazione del capitale globale, finanziarizzazione della città, sviluppo diseguale, oltre agli effetti di riorganizzazione spaziale).
Allo stesso tempo, questi territori sono “territori abitati”, luoghi dove si sviluppano forme innovative dell’abitare non più legati alle tradizionali offerte di una città (e, in particolare, di Roma: i luoghi centrali, la storia e i monumenti, gli uffici, ecc.) quanto piuttosto alla riorganizzazione della vita quotidiana (anche in rapporto alle attività e ai servizi), alla riappropriazione dei contesti urbani, agli usi diversi dei territori interclusi. Il superamento della categoria interpretativa di “area metropolitana” pone la possibilità di un ambito di ricerca del tutto particolare: un territorio post-metropolitano che si sta strutturando in forma autonoma sul bordo della capitale e verso il territorio dell’area centrale.

Le figure territoriali della regione post-metropolitana romana

Il discorso più comune vuole che il rapporto tra la città di Roma e il suo territorio sia quasi unicamente quello secondo cui il secondo sia essenzialmente costruito dalla residenzialità, dovuta, almeno in parte, a un fenomeno di espulsione dalla città (causata in primo luogo dalla difficoltà economica di accesso alla casa per una parte crescente della popolazione romana, anche del cosiddetto “ceto medio”). Dal 2003 al 2010, 162.071 persone si sono spostati da Roma ai comuni della provincia. Negli stessi anni il mercato immobiliare è stato più dinamico nel territorio provinciale che non nella città di Roma. I comuni con un incremento di popolazione superiore al 10% determinano una figura che include tutti i comuni intorno a Roma ben oltre la prima cintura: fino a Bracciano verso Nord ovest; a Orte, verso Nord, (e oltre nelle province di Rieti e Terni), a San Cesareo-Valmontone verso est (con più a Nord la direttrice verso L’Aquila). E’ questa una prima figura che potremmo definire la nebulosa residenziale dell’area romana. Questa lettura pone già alcuni primi interrogativi; su quali siano le forme dell’abitare all’interno di quest’area (non solo quelle specifiche della casa, ma anche nel rapporto tra servizi e residenza, ecc.); su quali itinerari del quotidiano si stabiliscono oltre quello tipico e, per molti versi obbligato, casa lavoro con destinazione Roma; se e con quali caratteristiche specifiche questa nebulosa residenziale possa essere descritta come un territorio postmetropolitano.
Sovrapposta a questa prima figura c’è né una seconda meno indagata. Nel corso dei primi dieci anni del 2000 in un territorio compreso tra i margini del comune di Roma e le aree a cavallo del confine della Provincia, le dinamiche residenziali (crescita della popolazione, pendolarismo) si accompagnano alla strutturazione di capisaldi funzionali (produttivi e di servizio). E’ l’offerta commerciale della grande distribuzione e dell’entertainment che sta punteggiando questo territorio.
Appoggiandosi alle principali reti di trasporto “su gomma” e integrata con i poli della logistica e in alcuni casi con quelli industriali, si sta configurando un sistema di servizi a scala regionale. Nel Lazio si sono formati 13 poli produttivi sui quali si concentra il 92,2% degli occupati del Lazio. Il 60,2% degli occupati sono nel polo di Roma, il restante 30% negli altri 12 poli. Di questi 13 poli 6 sono distribuiti in forma centripeta attorno a Roma: Pomezia-Santa Palomba, Bretella Nord, Bretella Sud,
Castelli, Fiano Romano-Formello, Litorale Nord. Sono poli che, se si esclude quello di Pomezia, risultano essere piccoli (tra i 1.500 e i 7.000 occupati). Al di là del peso degli occupati è in questi poli che si registrano le dinamiche di maggiore crescita, mentre i poli esterni e più consistenti in termini occupazionali, come quello di Frosinone, registrano una contrazione della produzione. La strutturazione della “nebulosa residenziale” romana è al momento affidata alla casualità delle scelte dei singoli attori, della popolazione che si sposta o delle imprese che si localizzano dove è possibile; procede in assenza di politiche consapevoli ed è affidata allo “spontaneismo del territorio” e dei singoli. Una modalità di formazione che rischia di produrre inefficienze, costi aggiuntivi e squilibri che peseranno sulle possibilità di sviluppo e sul suo potenziale di crescita.
La ricerca si interrogherà quindi su quale idea di utenti metropolitani si riferisce (o propone) l’offerta dei servizi di questi capisaldi funzionali. Sarà importante osservare anche gli elementi simbolici a cui ricorre la comunicazione per comprendere in che misura si può descrivere un ruolo di surroga di questi spazi rispetto a quelli “veri” tradizionalmente individuati con il centro storico. Ci si interroga, infatti, se questi contenitori sono solo luoghi di destinazione per il consumo o assolvono in modo non previsto a funzioni di servizio, anche di tipo sociale, e in che modo questi luoghi entrano a far parte degli itinerari propri del cosiddetto urban daily system.

Ripensare l’abitare. Approfondimenti in contesti specifici

Verranno poi sviluppati alcuni approfondimenti in contesti specifici per una lettura più articolata dei fenomeni in atto e dell’abitare, in particolare. Territori emblematici sono quelli dell’area nord, una vasta e articolata area tra Roma e l’Umbria, soprattutto con riferimento all’insieme dei Comuni tra Roma e i primi Comuni delle province confinanti a nord (da Monterotondo a Passo Corese, primo Comune della Provincia di Rieti). Analoghi approfondimenti potrebbero riguardare i territori nell’area est e sud-est, dove si sommano la nuova “città del mercato” (le grandi “centralità” previste dal nuovo PRG intorno ai grandi centri e “parchi” commerciali) e la “città abusiva” (anche all’interno dello stesso Comune di Roma, come per esempio nel cuneo tra la Casilina e la Prenestina), sulla direttrice verso Napoli. Lavorare su queste aree emblematiche significa ragionare sull’intreccio “localizzato” di processi di ben più ampia portata; per interpretare i fenomeni più ampi e articolare le domande di ricerca. Soggetti ai macro-fenomeni cui si accennava precedentemente (aumento popolazione, mercato immobiliare, poli dell’entertainment, cambiamento nel rapporto con i luoghi tradizionalmente centrali della città e nelle forme della socialità, ecc.), sono anche realtà che stanno portando avanti iniziative significative e che si stanno ponendo interrogativi su come interpretare i nuovi fenomeni in atto e sviluppare politiche più adeguate, ad esempio intorno allo sviluppo del “distretto territoriale”, alla riorganizzazione dei servizi sociali, al rilancio produttivo, alle identità locali, ecc. Spesso riguardati solo dal punto di vista demografico e residenziali, sono territori che presentano una forte vitalità e una complessità di problemi emergenti.
Questi “territori post-metropolitani” mostrano la compresenza di situazioni anche diverse tra loro, e sollevano altrettante nuove questioni urbane:

  • Pluridimensionalità dell’abitare e dell’organizzazione di vita (spazi e tempi). L’organizzazione di vita spinge a vivere a più dimensioni (a seconda delle attività, ecc.) e a varie scale, con diversi raggi d’azione, con pluriappartenenze e con diversi schemi mentali con cui guardare alla città e ai territori. La dimensione “locale” non scompare; anzi viene ricercata e ricostruita, ma con un rapporto molto diverso (e diversificato). Se questi territori vengono ricercati non solo per necessità e convenienza, ma anche per migliori condizioni di abitare (qualità dell’ambiente e dell’abitare, rapporto con una mobilità più adeguata e a scala sovralocale, ecc.), l’interrogativo è se e come questa maggiore qualità è effettivamente raggiunta, se e come si costituiscono costruttive forme di urbanità (evidentemente in forme innovative) e condizioni di “ben vivere”, se si pongono problemi di sostenibilità. La questione, da valutare anche attraverso la ricostruzione delle geografie di vita ed uso di questi territori, è se si tratti soltanto di una banalizzazione dell’abitare (condizionato dal “consumo programmato”, dal prevalere dell’uso e consumo delle funzioni separate della città) o se i processi ricostruttivi e di nuovo radicamento in corso siano effettivi processi di riappropriazione e si possano riconoscere nuove opportunità e dinamiche innovative.
  • La riorganizzazione dei servizi e dei luoghi e le dinamiche innovative. Nel contesto della riorganizzazione dei servizi e dei luoghi (di riferimento), accanto alle problematicità sono invece riconoscibili alleanze trasversali e reti collaborative, nonché notevoli sforzi di innovazione. La questione che si pone alla ricerca è se tali dinamiche rimangano schiacciate dalla necessità o se invece esprimono (o se non le esprimono, quali possano essere) le condizioni perché questi si costituiscano come territori dell’innovazione e di protagonismo.
  • L’inadeguatezza delle politiche e le potenzialità innovative. Questi territori vengono spesso interpretati, nelle politiche, ancora con vecchie logiche e schemi mentali di tipo centro/periferia (o urbano/rurale, città ricca/territorio di scarto), come nel caso dell’espulsione delle funzioni “indesiderate” da Roma e qui ricollocate, generando spesso conflitti ambientali. Se da una parte abbiamo un’evidente inadeguatezza delle politiche, così come degli schemi mentali e delle categorie interpretative che le supportano, l’interrogativo è se è possibile ripensare questi territori – attraverso politiche più adeguate – in termini di potenzialità innovative, di grandi opportunità, di inclusività.

Metodologie e percorso di ricerca

Per la complessità e l’interdisciplinarietà del tema dell’abitare, e in continuità con le metodologie di ricerca sperimentate sinora dall’unità di ricerca, si ritiene fondamentale lavorare su due livelli, “dall’interno” e “dall’alto”, partendo – in primo luogo – dalle condizioni dell’abitare per come sono concretamente praticate e percepite e quindi – in secondo luogo – intrecciandole con una lettura critica dei grandi processi (socio-economici e di assetto territoriale) definibili “post-metropolitani” in atto.
Il lavoro sul campo verrà sviluppato con metodologie ormai consolidate, anche a carattere qualitativo (Attili, 2007; Macioti, 2000; Cellamare, 2008, 2011), per le quali è fondamentale la composizione interdisciplinare proposta del gruppo di lavoro. Esse si fondano sullo studio e l’interpretazione delle pratiche urbane, dell’organizzazione della vita quotidiana e del rapporto coi luoghi, utilizzando anche interviste in profondità, storie di vita, ecc. In particolare, il lavoro si concentrerà sullo studio dei percorsi di vita quotidiana secondo gruppi e “popolazioni”, articolati secondo le diverse temporalità, legati al rapporto casa-lavoro ma anche al rapporto coi servizi, il tempo libero, la socialità, i luoghi di riferimento. Questo permetterà di individuare eventuali addensamenti, nodi, luoghi e forme della socialità, nonché la ricostruzione di “itinerari” attraverso i “territori post metropolitani”, ragionati rispetto al rapporto con la localizzazione dei servizi e delle attività. Tale attività di lavoro si integrerà con interviste a testimoni privilegiati. La restituzione delle “geografie di vita dei territori post-metropolitani” potrà avvenire attraverso specifiche “narrazioni” e l’utilizzazione di strumenti multimediali (ad esempio, la restituzione degli “itinerari” con l’evidenziazione dei luoghi significativi, le rappresentazioni mentali, i servizi di riferimento, i percorsi, le idee di città, le politiche in atto e possibili). Il lavoro sul campo si potrà valere della possibilità di seguire direttamente alcuni conflitti in corso (soprattutto a carattere ambientale, come ad esempio: polo della logistica a Passo Corese, nuova discarica di Roma proposta a Riano) e alcuni processi, anche a carattere partecipativo, di costruzione di politiche sociali, economiche ed urbanistiche che alcuni dei Comuni stanno sviluppando.
Il lavoro sul campo sarà poi intrecciato con una lettura critica complessiva dei grandi processi in atto in un rapporto biunivoco che permetta una migliore interpretazione dei fenomeni e dei processi stessi; mettendo quindi in relazione, da una parte, i fenomeni concreti emergenti e le condizioni dell’abitare con, dall’altra, i grandi processi socio-economici e di sviluppo della città in atto. Questi ultimi aspetti verranno studiati a scala più vasta e con metodologie di tipo più quantitativo o quali-quantitativo (evoluzione della residenza, mercato immobiliare, flussi migratori, frequentazioni di alcuni luoghi di riferimento, organizzazione dei servizi, agricoltura urbana sostenibile, ecc.), eventualmente strutturati attraverso la realizzazione di uno specifico GIS. Le elaborazioni prodotte contribuiranno alla costruzione degli “atlanti del post-metropolitano” coordinata dall’unità di Milano.
Dopo la costruzione del conceptual frame work iniziale (primi quattro mesi), cui si contribuirà con uno specifico position paper, nei successivi otto mesi si avvierà l’analisi sul campo e la costruzione del quadro conoscitivo-interpretativo delle dinamiche in atto secondo i criteri e le procedure definite a livello nazionale (primo rapporto di sintesi). Nel secondo anno (primi 10 mesi) si svilupperà lo studio di caso e il lavoro sul campo, con l’approfondimento dello specifico tema dell’abitare (revisione del position paper iniziale e rapporto intermedio locale). Le questioni “post-metropolitane” emergenti saranno oggetto del contributo al previsto convegno internazionale (successivi due mesi). A partire dagli esiti del convegno e con un’attenzione particolare all’innovazione delle politiche e al ripensamento della questione dell’abitare, durante il terzo anno verrà ulteriormente sviluppato lo studio di caso e riportata la riflessione al livello delle questioni generali (rapporto di ricerca finale e monografia).

“Questioni post-metropolitane”

Rispetto alle sfide di Horizon 2002, la prima e principale “questione post-metropolitana” è relativa all’evoluzione dell’urbano, ovvero se si dà ancora una dimensione di urbanità e in che modi (a fronte della mutazione di quelli tradizionali). Tale questione implica quella delle nuove condizioni dell’abitare, contribuisce ad un ripensamento dell’”abitare” anche in termini teorici generali e spinge a ragionare sull’innovazione delle politiche al fine dell’integrazione dei diversi aspetti che costituiscono l’abitare nella sua complessità e nell’organizzazione della vita quotidiana (relazioni spaziali, di organizzazione, di socialità, ecc.), al di là del problema della casa. La traslazione dell’”urbano” ad una scala territoriale, ci interroga se ancora sussiste come tale, o se non assume declinazioni nuove e forse (potenzialmente) interessanti, come alcuni processi “ricostruttivi” e di riappropriazione sembrerebbero mostrare. Processi che spingono a ripensare in termini progettuali (e non solo in termini di scale di riferimento) alle politiche e alle prospettive di queste aree.
Le questioni si pongono, quindi, a diversi livelli. Un primo livello è quello delle condizioni materiali dell’abitare che interroga sull’evoluzione del mercato della casa, sulla domanda abitativa, sulle condizioni minime di “abitabilità”, ecc. e sui modi di governarle. Un secondo livello è quello dell’organizzazione di vita quotidiana, nello spazio e nel tempo, per capire se vi è una pura e semplice banalizzazione dell’abitare o, viceversa, se i processi di riorganizzazione sociale e territoriale rispondono alle nuove esigenze o, addirittura, creano nuove e diverse opportunità, producono nuove “culture urbane”, ecc., evidenziando nei processi ricostruttivi e di riappropriazione eventuali controtendenze rispetto ai modelli di sviluppo eterodiretti. Un terzo livello è quello delle rappresentazioni (le “figure” territoriali, ecc.) che si interroga su come gli abitanti percepiscono questo spazio e vivono il proprio contesto territoriale di vita, ma anche come viene rappresentato ai fini delle politiche, perché questo influisce sulla costruzione in senso progettuale di politiche più adeguate. Si tenga conto che la ricerca muove dalla presunzione che il territorio dell’area romana sta mutando il suo originario connotato esclusivo di area residenziale di Roma verso un principio di strutturazione attraverso dei capisaldi funzionali che sono i luoghi di servizio per l’abitante. Pur avendo a che fare con processi indotti, in questi territori (per le capacità di collaborazione, per la ricerca di condizioni di sostenibilità e vivibilità, per il necessario ripensamento delle forme di inclusione, ecc.) ci si interroga sulle condizioni per “cantieri di innovazione”, evidenziando eventuali specificità e potenzialità del contesto romano. L’esplorazione di tali “questioni post-metropolitane” e le prospettive progettuali che sollecitano andranno a costituire il contributo dell’unità di ricerca di Roma1 alla costruzione dell'”atlante delle nuove questioni urbane”.

ATTIVITA’

Contributo all’attività dell’unità di ricerca locale dell’Università degli Studi di Roma La Sapienza coordinata da Carlo Cellamare

PRODOTTI

Pubblicazione della ricerca:
Fuori raccordo. Abitare l’altra Roma