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La Capitale

Roma ce la può fare.
Qui riporto il testo integrale a commento di alcuni articoli pubblicati nei giorni scorsi sulla stampa italiana a proposito di Roma, (un estratto è stato pubblicato su il Corriere della sera, edizione di Roma, con un titolo… non proprio centrato).

La Capitale

In queste ultime settimane diversi autorevoli contributi hanno suggerito percorsi istituzionali per salvare Roma. Proposte che hanno lo stesso presupposto di partenza: Roma non ce la farà. Lo si dà ormai per scontato tanto da non doverlo neanche sostanziare, d’altronde a Roma ogni giorno ha la sua croce (e a portarla sono però soprattutto i cittadini romani); trasporti nel caos, la corruzione, il malaffare, un municipio commissariato per Mafia, una sindaca inadatta, anche il “marziano”, si scrive come un refrain, non era all’altezza. Per alcuni commentatori bisogna risalire al primo Rutelli per altri ancora, i più pessimisti, l’ultimo sindaco all’altezza è stato Petroselli, dopo solo malaffare.

Quindi Roma non ce la può fare senza un “Commissariamento”, che sarà certamente democratico e soprattutto disporrà delle migliori competenze del Paese (un dream team) per risolvere tutti i mali di Roma.

Mi permetto di dissentire.

Roma ha molto deluso, ma la sua storia è anche quella del riscatto di un popolo che proveniva da tutti gli angoli del paese, spesso i più poveri e non solo dal sud ma anche dal Veneto. Roma ha dato la speranza di una condizione di vita degna a tutti quelli che arrivavano. Il debito “monstre” di Roma è stato anche un investimento fatto a vantaggio del Paese, e ha contribuito a costruire la nazione italiana; un investimento per accogliere qualche milioni di immigrati italiani. Si costruì così la Quarta Roma, quella del popolo.

Roma ha molto deluso, ma la sua storia è anche quella dell’innovazione tecnologica e dei servizi ad alto valore aggiunto che si saldarono con il sistema della ricerca scientifica universitaria e con gli investitori stranieri che arricchivano la città e il Paese. C’è stato un tempo a Roma in cui i tram arrivavano prima che fossero costruite le case. Non fu un caso che le facoltà scientifiche (ingegneria e fisica) divennero l’eccellenza mondiale.

Roma quando è lasciata libera di innovare, di sperimentare, quando si libera della gabbia delle rendite di posizione sa essere una città Europea. Anche oggi Roma può essere all’avanguardia nel settore dei servizi e ha risorse ed energie produttive per essere qualcosa di più di una Capitale sussidiata e cronicamente in disavanzo.

Roma è al centro di un sistema territoriale, il Centro Italia, che è anche una opportunità per una città che vuole essere una Capitale produttiva. Il Centro Italia è una categoria geopolitica piuttosto bistrattata nonostante che abbia una popolazione di poco più di 13,6 milioni di abitanti (circa il 25% dell’Italia), in aumento (+ 6,92%) negli ultimi dieci anni. Un sistema territoriale dove le dinamiche residenziali (crescita delle popolazioni, pendolarismo) si accompagnano alla strutturazione di capisaldi funzionali, industriali, logistica e di servizio, che producono ricchezza per il Paese, si tratta del secondo polo dell’Itala per numero di addetti.

Roma ha molto deluso ma anche l’Italia ha deluso Roma. Dopo il 1989 cambia il significato e il ruolo dello Stato e con esso quello delle rispettive Capitali. La Londra degli anni Ottanta non è quella degli anni Novanta, e Berlino non era neanche Capitale, lo ridiventa dopo. E così in altri Paesi d’Europa le città Capitali e il governo del Paese programmano e gestiscono le conseguenze di queste trasformazioni. In Italia no. A Roma in quegli anni abbiamo cambiato nome alla città, non più Roma ma “Roma Capitale”. Lo abbiamo scritto sulla carta intestata, per ricordarcelo.

Roma per essere Capitale ha bisogno di uno stato che affronti insieme ai romani e senza ambiguità la costruzione di un senso nuovo dell’essere Capitale. Serve l’impegno di tutti per un programma di interventi, da qui ai prossimi trent’anni, con cui ridare un senso nuovo alla Capitale che individui cosa può fare Roma per l’Italia ma anche cosa l’Italia può fare per Roma. Basta con le semplici richieste di denaro pubblico. Roma ha avuto negli ultimi dieci anni circa 6/8 miliardi di investimenti pubblici, soldi spesi male, per cantieri inutili e mai finiti. La città è oggi più povera e qualcuno, pochissimi, sono invece più ricchi. Tra pochi anni, nel 2020-21, saranno 150 anni da quando Roma è diventata Capitale è ora di sciogliere il nodo politico che sta soffocando la città.

Le buche sulla giacca del povero, come le buche per le strade di Roma, non sono il problema, come la febbre non è la malattia. Bisogna avere il coraggio di affrontare la malattia, bisogna liberare Roma dalle rendite di posizione e aprirla al mondo, altrimenti ci sarà sempre una buca da riempire e un commissario pronto alla bisogna. Ma è questo che vuole anche il Paese?

Caserme: 430 giorni di Marino vanificati da 1037 giorni (Tronca e Raggi) di inadempienze e omissioni

Si legge sui giornali di oggi (più o meno su tutti alla stessa maniera) che “il Protocollo di intesa siglato ad agosto 2014 dall’amministrazione di Ignazio Marino con il Ministro della Difesa Roberta Pinotti, per la dismissione e valorizzazione di sei ex caserme inutilizzate, non è stato mai attuato dal Comune, ed ora è in attesa di essere rinnovato.”

La verità è l’esatto contrario: dopo la caduta improvvisa della Giunta Marino nessun adempimento è più stato fatto dall’attuale Giunta (né dal Commissario Tronca) vanificando tutto il lavoro fatto. Il tentativo di scaricare le colpe sulla Giunta Marino nasconde inadempienze amministrative, omissioni e precise responsabilità politiche dell’attuale amministrazione. Penso in particolare alla Caserma Ulivelli (Forte Trionfale) per il recupero della quale è stato fatto scadere, nel maggio 2017, il tempo per l’attuazione del piano di recupero che noi avevamo predisposto.

Il protocollo riguardava la valorizzazione di quattro caserme, per la sua attuazione fu insediato presso l’assessorato all’Urbanistica un tavolo di lavoro composto dalla Task Force della Difesa, guidata dal Generale Caporotundo, dall’Agenzia del Demanio e dal Comune di Roma, che definì le priorità e che tra settembre 2014 e ottobre 2015 si riunì due volte al mese (poi il sindaco è stato dimissionato) portando a compimento atti e delibere con un lavoro di squadra e di piena e fattiva collaborazione tra istituzioni.

Qui di seguito date e atti.

  1. Caserma Ulivelli. Novembre 2014 – Delibera di giunta per la valorizzazione urbanistica e la definizione del Piano di recupero. Realizzazione del Parco, recupero dei manufatti storici, trasformazione dell’edificio Missana nella sede del Municipio XIV e realizzazione di alloggi. Approvazione in Assemblea Capitolina della perimetrazione del Piano di Recupero e della Variante urbanistica DAC n. 27 del 28 Maggio 2015. Entro due anni approvazione definitiva in Assemblea Capitolina del Piano di Recupero e avvio dei lavori (Maggio 2017 il tempo è stato fatto scadere, il progetto ha perso efficacia, si dovrà ricominciare da capo).
  2. Caserma Donato (Trullo). Attuazione della valorizzazione in coerenza con Il PRG vigente, redazione del Programma integrato per la realizzazione di due edifici pubblici (Caserma dei Carabinieri, sede dell’Archivio del MIBACT), spazi per attività artigianali e produttive e quota residenziale. Delibera di Giunta predisposta firmata e pronta per l’approvazione, lasciata al Prefetto Tronca nell’ottobre 2015. (Punto 3 delle proposte di deliberazione predisposte, firmate e trasmesse al segretariato di cui alla lettera al prefetto Tronca, prot. 177121 del 30 ottobre 2015).
  3. Caserma Ruffo (Tiburtina). Definizione dei contenuti urbanistici per la trasformazione, mantenimento dell’attuale Palazzina Comando da destinare a uffici per ridurre i fitti passivi della pubblica amministrazione, utilizzazione dell’area del forte per attrezzature pubbliche a servizio del quartiere e intervento residenziale di circa 25 mila mq, di cui la metà pubblici. Predisposizione del bando per la manifestazione di interesse da parte di soggetti privati per la trasformazione urbanistica.
  4. Caserma di Viale Angelico. Fu lasciata in coda nelle priorità per volontà della Difesa in attesa di risolvere gli usi residenziali che ancora insistono sull’area da parte di militari o di loro eredi cosiddetti “sine titulo”.

Il protocollo inoltre dava il possesso anticipato di:

  • Forte Boccea per il quale l’unica destinazione compatibile è l’uso a Parco pubblico, mentre per le aree esterne fu predisposto un progetto, di intesa con il Municipio, da parte dell’ufficio Commercio per spostare il mercato rionale nell’area esterna e antistante il Forte.
  • Ex Magazzino dell’Aeronautica in via del Porto Fluviale, stabile occupato che doveva essere oggetto di intervento nell’ambito della delibera della Regione Lazio sull’emergenza abitativa del dicembre 2014 il cui stanziamento di risorse è però avvenuto dopo la caduta del sindaco Marino.

 

nota: [per la Caserma Ruffo – Recupero e trasformazione delle aree militari. Accordo tra Assessorato alla Trasformazione Urbana e InArch – Istituto Nazionale di Architettura – Laboratorio Roma 2014 -2015 Responsabile Arch. Luca Zevi – Coordinamento: arch. Maria Luisa Palumbo (l’immagine è tratta da: Laboratorio Roma – Amministrazione Impresa e Progetto per la rigenerazione urbana a cura di Maria Luisa Palumbo, Aracne Roma, 2016 pp.142-143)]

Roma Olimpica. La Raggi ha sbagliato a dire no alle olimpiadi, ma la colpa non è solo sua

Parigi è la città che ospiterà le Olimpiadi del 2024, 100 anni dopo l’edizione precedente. In questa foto (tratta da Il Corriere della Sera) c’è lo Stato (il presidente Macron), Il Comune (la sindaca Hidalgo) e il Comitato Olimpico responsabile del Dossier (Estanguet). Una foto d’insieme, testimonianza di un gioco di squadra, in cui ognuno ha svolto il proprio compito. La Città ha scelto la legacy “il lascito” delle Olimpiadi, ha individuato il luogo del Villaggio Olimpico e ha messo il progetto Olimpiadi dentro a una strategia urbana. Il Governo si è fatto sentire quando serviva per garantire “giochi sicuri” e ha contribuito a costruire un dossier vincente e lo ha garantito economicamente, il comitato olimpico ha fatto diventare la costruzione del Dossier un evento per il sistema sportivo e anche per i parigini coinvolgendo le scuole e la società nella formazione e promozione.
 
Quando Roma era città candidata lo Stato non c’era, aveva delegato tutto al CONI e il comitato che doveva costruire il Dossier pretendeva di decidere la “Legacy” per la città. Forse, come ha scritto qualcuno, il contrasto sul “Dossier Olimpiadi” non fu estraneo a quanto avvenne solo pochi giorni dopo l’invio della lettera di candidatura: la decadenza del sindaco Marino.
 
Le responsabilità della mancata candidatura di Roma sono certamente della Raggi perché non ha dato seguito alla lettera di candidatura firmata dal sindaco Marino e perché non ha avuto il coraggio di intestarsi il Dossier facendo valere il ruolo della Città, ha preferito rinunciare in diretta sky citando, in modo fuorviante, i dati di uno studio sui costi delle olimpiadi.
 
Se Roma ha perso una opportunità di usare un evento e non di farsi usare la colpa non è solo della sindaca. Le olimpiadi a servizio della Città e non la città a servizio delle Olimpiadi degli interessi di pochi, si potevano fare, si è deciso di no.